Da Skopje a Ohrid, la nuova Macedonia

È stata la mia prima volta nei Balcani. Il mio primo viaggio in questa grande penisola che riunisce popoli, etnie, lingue, religioni e culture accomunate da una storia burrascosa, un’identità agognata, una musica che fa vibrare l’anima e che si riconosce in ogni parte del mondo.

Il centro di Skopje

La mia prima volta nei Balcani è stata nella parte centro-occidentale della Macedonia, in quello stato senza sbocchi sul mare che ha nella bellezza della natura uno dei suoi più grandi motivi di orgoglio. Arrivarci è facile: meno di due ore dall’Italia con Wizzair in direzione dell’aeroporto Alessandro il Grande, uno di quelli gestiti dalla compagnia internazionale Tav.  Non so come siano gli altri paesi di quest’area che dal Mar Adriatico tocca le coste dello Ionio, dell’Egeo e raggiunge il Mar Nero, ma so che la Macedonia mi ha colpito per quella sua voglia di rinnovamento, per quella volontà di ridare alla storia il suo passato, di volersi affermare con un’identità nuova, più europea, senza dimenticare le proprie radici. Lo testimonia Skopje, la sua capitale, la città che racchiude un quarto dei suoi abitanti  e che ti accoglie con il bianco dei suoi edifici, con la luce che illumina il suo centro e con la musica che risuona sulle sponde del fiume Vardar. Chi ha visitato Skopje prima del 2011, oggi non la riconoscerebbe più. Da sei anni la città è protagonista di un grande progetto di valorizzazione volto a cambiarle completamente l’immagine, l’aspetto. 500 milioni di euro hanno trasformato una città socialista in una splendida città barocca, che non ha ancora ultimato il suo make-up. Come? Ricostruendo le facciate di tutti gli edifici, edificando ponti e archi di trionfo, musei e monumenti, illuminando a giorno anche le notti più buie e immortalando la storia di un popolo disseminando in città oltre 200 statue che raccontano di uomini (politici, intellettuali, poeti, artisti, scrittori…) che hanno reso grande nei secoli la Macedonia.

Warrior on a Horse

Un progetto talmente ambizioso che non può passare inosservato e che continua a farmi pensare da giorni alla voglia di riscatto e di rinascita di un popolo che guarda a un futuro diverso che possa presto chiamarsi Europa. Per noi italiani che abbiamo la fortuna di vivere in città ricche di storia e di un passato fatto di arte e di cultura che ci ha resi grandi nel mondo, il caso di Skopje può sembrare paradossale, ma a mio avviso rappresenta un unicum sociale su cui riflettere. La città (seppur ricostruita) è bella. È piacevole passeggiare intorno a Makedonija Square, osservare l’immensa statua di Alessandro il grande, conosciuta come Warrior on a Horse e costata 7.5 milioni di euro, passare attraverso il Macedonia Gate (varcato dai calciatori della nazionale come l’Arco di Trionfo a Parigi), leggere le innumerevoli frasi di Madre Teresa di Calcutta (che è nata a Skopje nel 1910 con il nome di Gonxhe Bojaxhiu) affisse sui palazzi, camminare sullo Stone Bridge che porta verso l’altra sponda del fiume Vardar, verso quel Turkish bazaar che rappresenta la sua anima più autentica, vera, verace.

Proprio qui potrete trovare gli assaggi migliori, dal Simit con semi di sesamo al Burek con verdure e formaggio, fino al Kikiriki (le noccioline americane calde) o al white and yellow cheese che in tutta la Macedonia è protagonista di ogni portata che si rispetti. Addentratevi nel vecchio mercato, addentate una pannocchia arrostita (come ho fatto io), assaggiate il peperoncino, le olive, perdetevi tra i banchi di riso, mele, pomodori, melanzane, zucchine, formaggi, frutta. La terra qui è rigogliosa e regala tanta verdura: non a caso il piatto colmo di prodotti di stagione è il benvenuto in tavola di ogni pasto.

In Makedonija Square visitate il Kolektivbar che oltre a numerosi concerti dal vivo, propone dal 2015 in pieno centro una selezione di 30 spine: dalle Pilsner alle Ale, dalle Ipa alle Porters tutte craft beer prodotte in città. Per una sosta golosa e più internazionale il bar e il ristorante del nuovo Marriott Hotel di Skopje sono il posto giusto: un angolo votato al gusto con cucina a vista, specialità locali e un ottimo caffè.

Poco lontano dalla città, sovrastata dall’immensa Millenial Cross costruita sul Monte Vodno per celebrare i 2000 anni di Cristianesimo, si trova il Matka Canyon, una delle destinazioni outdoor più celebri della Macedonia.

Qui si viene per percorrere i suoi 15 km di camminate lungo il canyon, per percorrere il fiume Treska in barca o con il kayak, per visitare la stupenda grotta di Vrelo, per immergersi nella grotta subacquea più profonda d’Europa (240 metri), per fare hiking o per vedere il Monastero di Sant’Andrea, costruito nel 1389, che custodisce bellissimi affreschi del 1500.

Ma il luogo più turistico dell’intera Macedonia è senza ombra di dubbio il Lago di Ohrid che divide le sue coste con la vicina Albania. Sul lago affaccia il National Park Galičica, un’oasi di biodiversità quasi unica in Europa con una ricchezza di specie endemiche che lo rendono meta certa per gli amanti della natura, ma anche dello sport. Sulle sponde del Lago di Ohrid sorge in Monastero di Saint Naum costruito tra il XVI e il XVII secolo, luogo di pellegrinaggio per i tanti cristiano ortodossi che vivono in Macedonia, ma non solo. Sulla strada verso Ohrid, vivace cittadina balneare e luogo di villeggiatura di tanti abitanti di Skopje, merita visitare la Bay of the Bones, un museo che ricostruisce la vita su palafitte di legno avvenuta in questo villaggio nel periodo tra il 1200 e il 700 B.C.

A Ohrid, cittadina conosciuta per la lavorazione delle perle e della filigrana, per la produzione di vasi di terracotta e di oggetti in legno (la via dell’artigianato è Car Samoil, dove fermarsi nell’atelier di Eli Ainoska), dalla fortezza che sovrasta la città vecchia spingetevi verso le coste del lago: qui potrete visitare la chiesa di San Giovanni Kaneo che risale alla fine del XIII secolo e il Saint Pantelejmon Saint Kliment’s Monastery, uno dei luoghi più importanti per la cultura ortodossa.

San Clemente di Ohrid è infatti il patrono della Macedonia, della chiesa ortodossa macedone, il primo insegnante macedone e un uomo illuminato che fu il pupillo dei fratelli Kiril e Metodi, creatori dell’alfabeto cirillico. In questo luogo, poi, sorse ancora prima che a Bologna, la più antica Università europea: Saint Kliment University nell’886.

L’Ohrid Tava

La sosta golosa in città è da Damar, un piccolo ristorante vicino alla chiesa di Santa Sofia dove gustare uno dei migliori piatti della tradizione locale: l’Ohrid Tava, ossia delle delicate rolate di pollo e uova preparate con cipolle, carote e zucchine e cotte nel tipico tegame di terracotta, perché qui – si dice – le cose migliori sono preparate in pentole come queste.

Se amate bere bene e se volete mangiare nel miglior ristorante macedone (decretato tale direttamente dal governo) lasciate le sponde del lago e dirigetevi in direzione della vecchia città di Stobi. Qui, oltre alle rovine romane di questa immensa città di cui solo il 20% è stato portato in luce dagli scavi archeologici, è il vino che richiama turisti e appassionati da diverse zone del paese.

Oggi la Macedonia coltiva 30 mila ettari di vigneti con vitigni internazionali, ma anche con cultivar autoctone come i rossi Vranec, Kratosija, Prokupec, Kavardaka o i bianchi Smederevka, Temjanika, Zilavka o Rkatsiteli. Un’eccellente selezione è quella della Stobi Winery, all’interno della cui azienda si trova anche il pluripremiato ristorante. La cantina ha sede nella famosa zona vinicola di Tikvesh, celebre per la vendemmia che ha inizio nel mese di settembre con una grande festa nella città di Kavadarci. Conosciuta come la più giovane cantina della Macedonia, la Stobi Winery possiede 600 ettari di vigne ed esporta prevalentemente nei Balcani, in Olanda, in Germania e nel Regno Unito. I suoi vini più conosciuti? Il Rkaciteli  bianco, prodotto da uve coltivate solo in Macedonia e in Georgia e il Vranec (anche in versione barricata, chiamato Veritas), prodotto da uve coltivate in Macedonia e Montenegro: un vino arrogante per uomini veri e per donne forti, mi hanno precisato.

 

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