Gabiano e Rubino di Cantavenna, due piccole Doc del Monferrato Casalese

vista vignetiSulle impervie colline che costeggiano il corso del Po verso Casale si trovano i borghi monferrini di Gabiano e Camino, celebri non solo per i rispettivi castelli, ma anche per due piccole Doc vinicole prodotte nei territori comunali: il Rubino di Cantavenna e il Gabiano.

Tratto comune ad entrambe è la prevalenza, nel mix di uve da cui sono ricavate, del vitigno Barbera (seguiamo qui la tesi di chi declina al maschile il vitigno e al femminile il vino) in assemblaggio con Freisa e Grignolino, da soli o congiuntamente, e in proporzioni diverse (tra il 10 e il 25% per il Rubino e tra il 5 e il 10% per il Gabiano).

L’agronomo bolognese Pier de’ Crescenzi, vissuto tra XIII e XIV secolo, elogiava il Nebbiolo coltivato nell’Astigiano, territorio che oggi è regno di Barbera, dando evidenza di come la composizione del vigneto piemontese in passato fosse assai diversa dall’attuale. La prevalenza del Barbera, che si riscontra oggi in molte zone del Monferrato, si affermò con la ricostituzione post-fillossera, che vide arretrare varietà meno resistenti, quali il Grignolino, e premiare uve più forti, come il Barbera o il Nebbiolo nelle Langhe.

Barricaia castello Gabiano - ph. Adriano Bacchella

Il Barbera dà origine a vini corposi, ma poveri in tannini e con una spiccata acidità che un tempo, non regolata, si tramutava in asprezza di gusto. L’eccesso di acidità, oggi smussato con la fermentazione malolattica, capace di trasformare l’acido malico, responsabile dell’asprezza, in acido lattico, più morbido, veniva un tempo contrastato assemblando il Barbera con altre uve, spesso coltivate nella stessa vigna.

È questa la ragione per cui il Barbera si trova tradizionalmente coltivato in consociazione con altri vitigni – Nebbiolo e Dolcetto nelle Langhe, Dolcetto nell’Ovadese, Freisa e Grignolino nel basso Monferrato – e le due piccole Doc Rubino di Cantavenna e Gabiano attestano questa consuetudine. Su queste colline affacciate sulle risaie, da cui salgono umidità e bruma, l’attuale composizione del vigneto perpetua quindi l’antico uso di assemblare il Barbera con altri vitigni, tipici della zona, come Freisa e Grignolino.

Terra di elezione del Grignolino, che deriva forse il nome dal piemontese grignòle, vinaccioli, di cui abbondano gli acini, è oggi il Monferrato Casalese, con propaggini importanti nel Nord Astigiano, ma prima della fillossera era molto più diffuso. È un vitigno difficile, che matura bene solo in particolari posizioni e che dà vita ad un vino dal colore rosso rubino brillante, tendente all’arancio se invecchiato, ricco di tannini e con la tipica nota ammandorlata finale. Il Freisa, già attestato nel Medioevo, è molto presente in Piemonte, con punte di massima diffusione nel Chierese e nel nord Astigiano.

 

Proprio il Freisa, in misura oscillante tra il 5 e il 10%, concorre insieme con il Barbera alla produzione del Gabiano DOC Riserva, il vino di punta dell’azienda vinicola Castello di Gabiano, gestita dai marchesi Cattaneo Adorno. Il vino è dedicato alla marchesa Matilde Durazzo Pallavicini dei principi Giustiniani, artefice del rinnovamento architettonico che cambiò volto al Castello di Gabiano, conferendogli la veste neo-medioevale che tuttora lo caratterizza. Fu infatti per iniziativa di Matilde che i lavori di restauro del castello, avviati nel 1907, vennero ripresi e ultimati negli anni Trenta del Novecento, sotto la direzione di Lamberto Cusani, allievo del D’Andrade. Il Parco Storico cela una rarità: il Labirinto di siepi di bosso, il cui rigore geometrico artificiale contrasta con la selvatichezza del bosco, in apparenza lasciato libero di crescere.

Gabiano labirinto castello ph. Giovanni Dughera

Il grande carattere del Gabiano Doc Riserva è dovuto alla cura del vigneto, in cui viene eseguito un doppio diradamento, in luglio e in agosto, per favorire la concentrazione, con più colore, zuccheri, tannini, profumi, e meno acidità, e alle tecniche di cantina, che prevedono, dopo la fermentazione e i ripetuti rimontaggi, l’affinamento per 18 mesi in barrique e sei mesi in bottiglia.

Il Rubino di Cantavenna del Castello di Gabiano si ricava da un 75/85% di Barbera in concorrenza con Freisa, riposa due anni in legno e ulteriori sei mesi in bottiglia.

 

In borgata Cantavenna, frazione di Gabiano, opera poi la Cantina del Rubino, fondata nel 1950, con 10 ettari di vigneto su versanti collinari che digradano verso il Po. Ampio è l’assortimento di vini, tra cui il Rubino di Cantavenna “Riserva del Vaslot DOC”, che nasce dal matrimonio in vigneto di Barbera, Grignolino e Freisa e che invecchia in botti di quercia, e il Barbesino rosè, che deriva dal recupero dell’antica usanza monferrina di spumantizzare Barbera e Grignolino, un tempo noto anche come Barbesino.

Nel punto vendita della Cantina del Rubino, rilevata in tempi recenti dalla vercellese Riseria Greppi, si trovano anche, accanto a vini e grappe, le varietà di riso aziendali e i prodotti tipici della zona come i biscotti a base di farina di riso venere e farina di fagiolo di Saluggia.

Paolo Barosso

 

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