Èvviva: a Riccione con Franco Aliberti

oksiCi volevano la sana follia di un giovane pastry chef come Franco Aliberti e la professionalità di un uomo come Andrea Muccioli per aprire un posto come Èvviva. Il locale è a Riccione, su quella costa romagnola che tanto piace alla gente di tutte le età, e già il nome la dice lunga. Èvviva, dolci e cucina a scarto zero è un luogo di festa, dove sono di casa la creatività, l’estro e la fantasia. Anche e soprattutto in cucina.

L’idea di base del locale nasce da un pensiero semplice, appassionato e forte: sprecare il meno possibile di ciò che ci offrono la natura e la mano dell’uomo. “Prima di buttare via qualcosa – spiega la brigata – vogliamo essere sicuri di avere utilizzato al meglio tutte le sue qualità, che si tratti di un pomodoro o di una vecchia sedia”.

Zero scarto è infatti il pensiero portante di questo progetto. “Per troppo tempo la cucina, in particolare quella “alta” o presunta tale, ha messo la tecnica e la creatività al servizio della forma e di un’estetica spesso autocelebrativa, lessicale, vuota di sostanza e ricca di sprechi e di costi inutili. Senza alcuna polemica, ma con profonda convinzione, – raccontano Aliberti e Muccioli – vorremmo mettere la tecnica di cui disponiamo e quella che potremo apprendere al servizio della natura e della grande ricchezza che ci offre. Vorremmo che la nostra creatività ci conducesse senza farci perdere la ragione di un consumo sano, che sappia guardare alla salubrità e trasparenza dell’agricoltura, dell’allevamento e della conservazione degli alimenti, che impari a sprecare il meno possibile, utilizzando ogni materia prima nella propria integrità e interezza, e non solo per la sua parte più nobile. Più riusciremo a spingere questa sfida verso lo zero, l’assoluto non spreco,  più sentiremo di aver fatto il nostro dovere verso noi stessi, i nostri figli, i nostri clienti, il nostro pianeta”.

Su queste basi si fonda l’attività del locale che è un luogo del cibo a 360°: caffetteria, pasticceria, ristorante, scuola di cucina e negozio dove poter acquistare, oltre al cibo, ogni oggetto presente.

E qui, dove la cucina è a vista, dove i tavoli sono ricavati da vecchie macchine da cucire e le sedie sono quelle dello storico Grand Hotel, tutto si sperimenta, si prova, si contamina. Il dolce con il salato, le forme con i colori, i materiali con i profumi. Mangiare da Èvviva è un’esperienza che fa bene all’anima, oltre che al palato. Perché durante la cena osservi, chiedi, interagisci, parli, impari, gusti, ascolti. E ti diverti, perché non c’è nulla di più bello, in un ristorante, che seguire cosa succede in cucina, percepire sguardi, gesti, rituali che trasformano la materia prima in una portata indimenticabile.

A me è successo alcuni giorni fa, quando ho cenato direttamente sul bancone che affaccia verso la cucina da cui non ti divide nulla, nemmeno un vetro.

E ti ritrovi bambino, curioso e attendo, sorridente, affascinato. Tutto è una scoperta nella cucina di Franco Aliberti dove i gusti e gli alimenti sono in continua evoluzione, e sfidano le tavole per far scoprire nuovi abbinamenti. Il piatto più “estremo” che ho assaggiato quella sera? Un riso carnaroli servito con frutta, caprino a latte crudo di Vittorio Beltrami e un prosciutto crudo di 32 mesi: da provare.

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