Al Carnevale di Ivrea si lanciano le arance

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Foto tratta dal sito storicocarnevaleivrea.it

Ricca di testimonianze medioevali disseminate in città, Ivrea si trova quasi all’imbocco della Valle d’Aosta, sulle rive della Dora Baltea. Il suo nome deriva da due parole, una gallica e l’altra latina: epo, cioè cavallo e reda, in latino carro a quattro ruote. Eporeda significa quindi carro tirato da cavalli e questo nome venne dato alla città dai Romani poiché in quel periodo era utilizzata spesso come stazione di carri e cavalli sulla strada che portava al Passo del Gran San Bernardo. E se con l’uso della parola, nel tempo, Eporeda si trasformò in Ivrea, i suoi abitanti ancora oggi vengono chiamati eporediesi.

Ed è proprio qui che ogni anno, durante il periodo del Carnevale, si svolge la tradizionale Battaglia delle Arance che testimonia la ribellione popolare alla tirannia. Tre giorni di “combattimenti” (l’ultimo si è svolto ieri pomeriggio) raccontano di una festa che ormai è riconosciuta come manifestazione italiana di rilevanza internazionale e che ripercorre storie e leggende della vita locale celebrando la figura della Mugnaia che tanto fece per il suo paese.

Tutto ebbe inizio infatti con la ribellione allo jus primae noctis di Violetta, figlia di un mugnaio e novella sposa, che non volle sottostare ai voleri del marchese Raineri di Biandrate, vero tiranno della città, odiato da tutto il popolo per le salate tasse e i continui soprusi. Salita al Castello la sera delle sue nozze, giurò al marito che non avrebbe accettato il ricatto cui era sottoposta e infatti uccise il marchese tagliandogli la testa e la mostrò a tutto il popolo. La leggenda risale al periodo dell’alto Medioevo e rappresenta l’affrancamento dalla tirannia: da quel momento in poi Ivrea ebbe un suo governo libero ed è per questo che ogni anno rievoca durante il carnevale quell’episodio di coraggio che mutò le sorti della città.

Protagonista della festa è la Bela Mulinera, ossia la Bella Mugnaia, l’eroina simbolo della libertà, ma anche il Generale e lo Stato Maggiore Napoleonico che dall’Ottocento hanno il compito di vigilare sul corretto svolgimento della manifestazione. E se tra gli altri personaggi storici ci sono il Sostituo Gran Cancelliere, il Podestà garante della libertà cittadina, il Corteo con gli Abbà, i Piffeti e i Tamburi è sicuramente il momento della Battaglia delle Arance il più suggestivo dell’intera manifestazione, simbolo della lotta per la liberà e del carnevale eporediese. Lo scontro si svolge nelle principali piazze della città e coinvolge sia equipaggi sui carri (le guardie del tiranno) che le squadre degli arancieri a piedi (i popolani ribelli) costituite da centinaia di tiratori. Tutti possono prendervi parte: è sufficiente iscriversi in una delle squadre a piedi o scegliere di partecipare tra le guardie sui carri.

Ma com’è nato il rito di tirare le arance? Nel Medioevo pare che fossero i fagioli i protagonisti della battaglia. Donati due volte all’anno dai feudatari alle famiglie povere, questi li gettavano a terra per disprezzo e venivano lanciati durante il Carnevale come piccoli e scherzosi proiettili. Fu intorno agli anni Trenta e Sessanta del Novecento che durante questa festa le ragazze iniziarono a lanciare dai balconi le arance mirando ai carri del corteo per farsi notare dai giovani che sfilavano. E così, anno dopo anno, dalle carrozze si iniziò a rispondere e il gesto si trasformò prima in duello e poi in un vero combattimento tra lanciatori dai balconi e lanciatori dalla strada; fu solo nel secondo dopoguerra che il Carnevale di Ivrea prese a seguire le regole attuali. Tra le particolarità di questa festa c’è anche il Berretto Frigio: un cappello rosso a forma di calza che testimonia l’adesione alla rivolta e che viene indossato a partire dal Giovedì Grasso dai cittadini e dai visitatori che partecipano ai festeggiamenti del Carnevale. E, attenzione, se non vorrete essere colpiti nei tre giorni della Battaglia delle Arance dovrete indossarlo: lo dice l’Ordinanza del Generale.

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