Piemonte: musica, lingua, tradizione

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(c) Casa Scaparone

Saranno le feste che ormai sono nell’aria, sarà l’essere stata lontano da casa per un po’, ma questa mattina mi sono svegliata con la voglia di raccontarvi il mio amato Piemonte. Non dal punto di vista del cibo però, bensì da quello della  storia e cultura che così fortemente sono ancora radicati nel suo popolo, come la lingua che ne contraddistingue la forte identità.

Il piemontese si parla da circa mille anni. Nasce come lingua di contatto come derivazione dal latino, sul quale si è innestato l’idioma celto-ligure quando i romani hanno occupato questa regione, con aggiunte successive di vocaboli dal francese, dalla lingua d’Oc e dalle lingue germaniche. Gianni Davico, traduttore ed esperto studioso piemontese, ama definirla un prodotto della gente, uno strumento pratico sviluppato in mille anni di vita e lavoro comuni per parlare, leggere, scrivere, lavorare, mercanteggiare e vivere insieme a tutti gli altri. Una lingua insomma dei poveri e dei signori allo stesso tempo che fu di stato, di popolo e di nobiltà.

Alla fine del Seicento la letteratura piemontese dà avvio alla sua epoca d’oro, mentre nel 1783 esce la prima grammatica, compilata da Maurizio Pipino per una regina francese che invece di obbligare tutti a parlare la lingua di Sua Maestà volle imparare la lingua del posto. Le regole della grafia piemontese oggi si trovano riassunte nella Grammatica della lingua piemontese di Camillo Brero e Remo Bertodatti e nei dizionari di Brero e Gribaudo: la codifica scritta del piemontese permette di scrivere in maniera unitaria e univoca tutte le varianti locali della stessa lingua, i cosiddetti dialetti, che il regista e attore Oscar Barile ha definito come le particolarità, i segreti, le sfumature, la misteriosa e intrigante bellezza della lingua piemontese e le infinite pennellate di colore che le derivano dalle tantissime varianti locali.

Oggi però si può imparare a parlare piemontese? La Regione, grazie alla legge 26/90 («Tutela, valorizzazione e promozione della conoscenza dell’originale patrimonio linguistico del Piemonte», in seguito modificata e aggiornata) finanzia i corsi nelle scuole di tutte le province curati da diverse associazioni culturali accreditate. Nel caso dei corsi per adulti, il panorama è invece arricchito da varie realtà, tra le quali spiccano il Centro Studi Piemontesi, Ël Sol ëd j’Alp, Gioventura Piemontèisa e Nòste Rèis.

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Sullo sfondo il Gran Drapò

La lingua piemontese pare sia parlata attivamente da più di due milioni di persone all’interno del territorio regionale, mentre un altro milione e mezzo la capisce e la ascolta quotidianamente senza però praticarla. L’interesse intorno a questo settore è dunque molto elevato e abbraccia dalla musica al teatro, dalla poesia alla narrazione. Uno degli eventi clou dedicati all’idioma regionale del Piemonte è la Festa dël Piemont nata nel 1968 per volontà della Compania dij Brandé, associazione di poeti e prosatori fondata nel 1933 che da allora organizza una serie di appuntamenti annuali dedicati alla lingua piemontese. Il primo fu organizzato al Santuario di Graglia in provincia di Biella e per l’occasione giunsero sul luogo addirittura emigranti argentini e francesi. Ma la Festa simboleggia anche un’altra ricorrenza: la promulgazione dello statuto della Regione Piemonte che avvenne il 22 maggio 1971. Da allora, con l’aiuto delle amministrazioni che hanno ospitato l’iniziativa itinerante e delle associazioni culturali piemontesiste, si festeggia nel mese di maggio la lingua regionale “tirata a festa”. Protagonista della manifestazione, insieme alla cultura e alla tradizione lcoale è il Gran Drapò, la bandiera storica del Piemonte che la Compania dij Brandé conservò gelosamente fino a quando la Regione la adottò come bandiera regionale.

Punti di riferimento del patrimonio musicale e letterario che può vantare il Piemonte sono stati Leone Sinigaglia e Costantino Nigra per l’Ottocento e Alfredo Nicola per il secondo Novecento. Il vasto repertorio canoro piemontese presenta poi un ampio ventaglio di generi e temi e tanti sono i lavori di cantautori come Renato Balocco, Tavo Burat o Gipo Farassino (recentemente scomparso) che ancora oggi riecheggiano nell’olimpo della tradizione locale. Tra i gruppi folkloristici più conosciuti, che può capitare di ascoltare in improvvisati e coinvolgenti esibizioni ci sono: i Canalensis Brando musicanti e ballerini di Canale che dal 1995 propongono la tradizione popolare musicale del Roero; Le fisarmoniche del Monviso straordinario gruppo di venti fisarmoniche e altrettanti ballerini animatori di uno spettacolo di musica tradizionale piemontese; Ij Balacanta con le musiche dalle sonorità tradizionali e dagli arrangiamenti inediti per curenta, polka e walzer; Ij Sòcio dla Bira gruppo corale che si esibisce con un repertorio piemontese per voci miste; L’Ariondassa, che ha calcato i palcoscenici internazionali, nata dall’unione di quattro musicisti storici del folk Piemontese: Vincenzo “Chacho” Marchelli, Lorenzo “Lampo” Bojoli, Rinaldo Doro e Simone Boglia; il Quintetto di Enzo Vacca che da anni lavora sulla musica tradizionale piemontese attraverso i suoni dell’arpa celtica e della balata epico-lirica.

I balli e i canti sono una componente importante delle tradizioni delle Valli del Piemonte e durante le feste patronali dei paesi e dei piccoli villaggi delle montagne si ripetono ancora oggi danze e canti corali tramandati da secoli. Basti pensare alle courendes, le danze tipiche delle Valli di Lanzo o all’antico ballo della Jütza della comunità walser di Rimella. E se merita ascoltare i concerti di gruppi francoprovenzali nati alla fine degli anni Novanta come i Li Barmenk e i Li Sounalhé o gli occitani Lou Dalfin insieme dagli anni Ottanta, non bisogna dimenticare il fascino racchiuso nelle poesie piemontesi. È il caso de La Patria cita, scritta da Armando Mottura, uno dei fondatori della Compania dij Brandé: un vero e proprio inno d’amore al Piemonte e alla vita.

Uno dei miei luoghi del cuore dove assaporare il miglior mix di cucina, musica e tradizione piemontese è senza ombra di dubbio Casa Scaparone, a Scaparoni frazione di Alba (Cn). Ma di questo luogo magico vi racconterò più avanti. Sappiate solo che è anche grazie a Battista Cornaglia, il suo poliedrico patron, e al suo inarrestabile entusiasmo che ho imparato a conoscere e ad amare ancora di più questa lingua e questa cultura.

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