In viaggio con DiMaggio e Radio Monte Carlo

DMay2Disc jockey, conduttore radiofonico, giornalista. E, mi permetto di aggiungere, grande gourmet. Chi è? Maurizio DiMaggio, una delle voci storiche di Radio Monte Carlo, la Radio Italiana del Principato di Monaco.

Da alcune settimane conduce con Claudio Micalizio Si salvi chi può, il programma del buongiorno di Rmc: dal lunedì al venerdì un risveglio frizzante con l’informazione in primo piano, approfondimenti, rassegna stampa e commenti, aggiornamenti meteo, collegamenti in diretta da New York e tanto buon umore!

Maurizio ha esordito nel 1976 ai microfoni di Radio Ivrea e Canavese, la sua città (già, è piemontese anche lui), lavorando poi in varie emittenti torinesi. Animatore-DJ su navi da crociera durante l’estate, copywriter in un’agenzia pubblicitaria di Torino, doppiatore e speaker pubblicitario, DiMaggio è approdato a Radio Monte Carlo nel 1988. Dal 1996 si è specializzato in programmi dedicati ai viaggi, ideando un format (“In viaggio con DiMaggio”) imperniato sul racconto delle esperienze e delle emozioni vissute nelle avventurose trasferte che lo hanno portato a compiere il giro dei Continenti. Oltre che di itinerari lontani dal turismo di massa si è occupato anche della riscoperta del turismo di prossimità legato all’enogastronomia. Attualmente è direttore responsabile di un magazine e collabora con varie testate dedicate al mondo dei viaggi.

Questa in estrema sintesi la presentazione di un uomo che è anche un grande amico. L’ho conosciuto grazie al mio lavoro di addetta stampa, credo nell’ormai lontano 2002 o giù di lì, quando lavoravo per l'(ex) Enoteca Regionale del Piemonte. Era (e lo è ancora), per me e per la mia collega Simona Valentino, un vero e proprio mito radiofonico che siamo riuscite a raggiungere grazie al nostro lavoro nel campo della promozione vinicola piemontese e alla sua passione per la buona tavola. E così, dopo un incontro alla Bit di Milano, ci siamo ritrovati in tanti eventi enogastronomici su e giù per lo Stivale, oltre che nel “suo” Principato di Monaco dove vive con una moglie bellissima che canta divinamente.

Maurizio DiMaggio è un vero e proprio appassionato di cibo, come mi racconta in questa breve intervista.

Quanto il cibo è importante in un viaggio, per capire un popolo e la sua cultura? Direi che è fondamentale! Dalla ricchezza dei piatti capisci le risorse di cui dispone il territorio. E più i piatti sono elaborati e più l’aristocrazia del paese ha saputo dare il buon esempio a tavola. Il popolo vorrebbe essere come la propria classe dirigente, anche mangiando.

C’è un luogo dove ancora non sei andato, ma che vorresti visitare anche per le sue tradizioni culinarie? Il Giappone. Ma conto di rimediare molto presto.

Tiep bou dien
Tiep bou dien

Qual è il cibo più strano che hai mangiato e in che luogo? La Zuppa di pinna di pescecane, un crimine ecologico a Hong Kong. Ributtante: un brodo giallastro con dentro una massa gelatinosa trasparente stile protesi per seni. Mai più! E poi il Tiep-bou-dien senegalese, pesce essiccato fatto rinvenire e servito su un letto di riso. Veramente puzzolente, ma è stata una magìa mangiarlo al cucchiaio da una bacinella in comune, seduti per terra, in una capanna alle foci del fiume Saloum.

Invece qual è per te il piatto più buono all’estero e quale il tuo preferito in italia? In area mediorientale Falafel! In USA le ali di pollo fritte e spicy (Sputhern fried chicken wings). In Sud America fagioli e riso. In Italia Parmigiana di melanzane e Fritto Misto alla piemontese.

Quanto il tuo essere piemontese – e la cultura gastronomica di questa terra – hanno influito sul tuo “palato”? Molto, visto che apprezzo l’accostamento tra dolce e salato insegnatomi dal Fritto Misto.

Cucini? Cosa preferisci preparare? E cosa invece preferisci mangiare? Cucinare veramente no. Sono un esperto di insalate. Conosco bene i radicchi, gli olii e i vari tipi di aceto e senza falsa modestia sono un ottimo conditore. E preferisco mangiare insalate quando posso. Viaggiando in paesi a rischio le insalate sono da evitare. Ricordate che non lavano la verdura con l’acqua minerale…

Passiamo alle bevande: vino bianco, rosso o birra? Per che occasioni? D’estate rosè, la gran moda francese del momento. Rosso corposo, ma senza troppo legno d’inverno. Birra per un piacevole momento preserale.

C’è una cena che ti è particolarmente rimasta impressa? Perché? Bho… forse in Sri Lanka, in un ristorante iper lussuoso dove tutti mangiavano… con le mani! Signore ingioiellate, distinti signori che prendevano il cibo con la mano destra, mischiavano gli ingredienti, lo pacioccavano per farne un bolo da portare alla bocca. Esiste un galateo preciso in quei paesi. Per esempio non ci si insozza al di là delle prime falangi e si usa la mano pulita per afferrare il bicchiere. Invece ti parlo di una colazione, visto che ormai trasmettendo su RMC dalle 5 alle 7, il mio pasto più importante è la colazione. Alla stazione dei Taxi Brousse a Ziguinchor, in Africa. Una ragazza seduta su uno sgabello, altri 3 sgabelli intorno. Prepara il caffè su un braciere, tosta una baguette, la spalma di latte condensato. Intorno è ancora buio, e si sente l’odore della foresta tropicale di Casamance, al confine con la Guinea Bissau. Ormai sono uno specialista e sostenitore della prima colazione, è il momento in cui consumi cibo guardando la natura che si risveglia. Credo davvero sia il momento più bello della giornata, dovunque tu lo viva.

Ma il cibo aggrega anche in radio e attraverso la radio? Impossibile “trasmettere” i sapori. Ma i ricordi comuni dei sapori e degli odori si possono utilizzare come veicolo di immagini mentali raccontando storie. E parlare di prodotti e di chef è più piacevole per radio che in TV, dove stanno esagerando con l’argomento.

Hai un piatto del cuore legato alla tua infanzia o alla tua famiglia? Il Fritto Misto alla piemontese che mio nonno preparava per la festa patronale del paese. Gran tavolata e meravigliosi sapori per San Maurizio.

Cosa ami di più del tuo lavoro? La condivisione di esperienze con gli ascoltatori. Se la comunicazione passa, avrai degli amici che sanno tutto di te senza averli mai incontrati. Ora i social ti permettono di scoprirlo.

Cosa ne pensi del boom dello street food in italia? Il migliore street food del mondo, secondo te, qual è? Credo che sia una risposta alla crisi e alle tasse. Comunque il migliore ritengo sia quello vietnamita. Ma il Vietnam che ho conosciuto e assaggiato io, è quello di 15 anni fa, prima dell’industrializzazione. Non c’era la cultura della conservazione perchè non c’erano frigoriferi e tutto quindi era fresco di giornata per necessità.

E la migliore cucina? Quella… del Mondo Intero!

 

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