Lo sapete chi è la Signora in rosso?

Lei è la Barbera, lui il suo vitigno. Vivace, equilibrata, fruttata, aristocratica e sofisticata possiede tante sfaccettature, ma un unico comune denominatore. Vitigno tra i meno antichi del Piemonte quello del barbera è però tra i più diffusi ed è coltivato in prevalenza nelle province di Asti e di Alessandria dove hanno origine le denominazioni Barbera d’Asti e Barbera del Monferrato. Le prime notizie certe in merito alle uve di barbera risalgono al Settecento e riguardano documenti rinvenuti nella zona di Montegrosso d’Asti. Grazie alla sua resistenza a malattie come la filossera, il vitigno incontrò il favore dei contadini che non ne interruppero mai la coltivazione, aumentandone il successo e la diffusione. E se oggi il Monferrato è la zona che ospita la maggior estensione di superficie vitata a barbera, si trovano aree significative anche nell’Albese dove si produce la Barbera d’Alba.

bricco_delluccelloneConsiderata a lungo come un vino da pasto legato alle antiche tradizioni contadine, la Barbera non ha alle spalle grandi e prestigiose storie come nel caso di altri importanti rossi piemontesi, ma deve la sua rinascita a un uomo di nome Giacomo Bologna. Lui, di Rocchetta Tanaro, seppe portare all’attenzione del mondo vitivinicolo e dei consumatori questo vino dal colore rosso rubino e dal profumo sempre intenso e persistente. Con il suo Bricco dell’Uccellone realizzò un prodotto grandioso capace di sdoganare l’immagine di quel vino di facile beva che poco contava sulle tavole dell’alta ristorazione. Seguirono il Bricco della Bigotta e Ai Suma: evoluzioni di un territorio e della sua qualità. Dopo i successi di questi vini che per la prima volta vengono curati e controllati come si conveniva a quelli provenienti da nobili vitigni, altri giovani viticoltori decidono di seguire la strada percorsa da Giacomo selezionando i terreni più vocati, cernendo le uve, curando la vigna e abbattendo le rese in attesa del giorno migliore per la vendemmia. E da qui comincia la rinascita.

giacomobolognaPer Giacomo Bologna, come ama ricordare Nichi Stefi « […] non esisteva la parola Barbera, ma quella Barbera, di quella zona, di quel produttore, di quel vigneto, di quell’annata […] ». Come a testimoniare l’unicità di un prodotto racchiuso nei suoi mille volti che sanno di territorio perché ogni Barbera è diversa e racconta di un vigneto e dei bricchi che la circondano, simili ma mai uguali.

Regina incontrastata dei vini astigiani, la Barbera, sublime signora in rosso, esprime il meglio di sè nei vigneti delle colline a sud del Tanaro. Paesi come Castello d’Annone, Rocchetta Tanaro, Mombercelli, Incisa Scapaccino o Mombaruzzo scrivono da anni la storia di questo vino che ha in Nizza Monferrato una delle sue patrie d’eccezione. Proprio a Nizza merita fermarsi all’Enoteca Regionale per trovare la più grande selezione di Barbera d’Asti e della Barbera Superiore. Quindi comuni come Calamandrana, Agliano Terme, Isola d’Asti e San Martino Alfieri, dove la produzione resta ai vertici, mentre un cenno a parte merita la zona di Costigliole d’Asti. Appassionati e gourmet ritengono infatti che la Valle Tiglione sia un luogo d’elezione per la Barbera, suggellata anche da una canzone di Bruno Lauzi che si chiama Briccofiore e che racconta di un pranzo di nozze piemontese, della vita e dei suoi conti da pagare.

(La foto in home è del fotografo piemontese Davide Dutto, presto su questo blog!)

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