Saint Tropez in tre tappe

Come pochi altri luoghi al mondo, Saint-Tropez è capace di catalizzare i commenti snobistici di varia matrice. Pro e contro, d’altronde,  da quelli che ne esaltano l’aura glamour e paillettes a quelli antimondanità. Un accanimento verbale che invece di infastidirmi,  sollecita in me immancabilmente una malcelata curiosità.

Ho cominciato a frequentare questa parte della Costa Azzurra  quattro anni fa invitato da una carissima amica, Isabelle, che mi ha fatto da Cicerone e mi ha trasmesso col tempo e con estrema naturalezza la pazienza per amare ed apprezzare dei luoghi talmente galvanizzati da infondere timore in più di un viaggiatore. È stato così, attraverso le sue indicazioni e le ripetute incursioni tra questi lidi densamente  costruiti della costa francese che ho gradatamente attraversato la frontiera che separa il turista frettoloso dall’apprendista conoscitore e ho cominciato ad inoltrarmi alla scoperta di quanto si nasconde ad uno sguardo distratto.

Queste righe settembrine gimcanano, quindi, attraverso il tessuto fitto di questo villaggio di pescatori che si trasforma negli anni ’50 del secolo scorso in una stazione balneare internazionale, per fare tappa in tre luoghi emblematici, della Saint Tropez che mi affascina a titoli diversi: il museo delle farfalle di Dany Lartigue, la pasticceria Marcel Cavazza di Laurent Cavazza e il banco di prodotti biologici di Loic de Salneuve al Marché des Lices.

La rue Etienne Berny, che scende strettissima dalla Place des Lyces verso il porto, dà accesso ad una piccola serie di vecchie case a due piani con giardini esuberanti e alti muretti che garantiscono un buon riparo dal sole. Al numero 9, Dany Lartigue, figlio del famosissimo fotografo Jacques-Henri, ospita una miriade di farfalle catturate sin da quando aveva 10 anni. Pittore entomologo, Dany è una parte importate della memoria di Saint-Tropez, ne conosce la storia, gli abitanti da generazioni, l’anima e i segreti. La conversazione con lui si trasforma rapidamente in un periplo alla scoperta di una Saint-Tropez apparentemente invisibile a causa dell’effeto mediatico che ne stravolge l’aspetto. In poche frasi, questo signore dinoccolato ed elegante fa emergere come su una tela le figura del Cépoun, garante delle tradizioni del villaggio, e di Mado, sua moglie, figure discrete che vegliano al mantenimento dell’anima più profonda della città vecchia e decretano l’adozione degli stranieri  a figli del villaggio, come è successo a Dany. Creata nel 1992, la Maison des papillons, raccoglie alcune foto del padre e la collezione di lepidotteri frutto delle prodezze del proprietario con il retino e delle successive acquisizioni di esemplari esotici. Per ogni vetrina, il pittore Dany ha concepito uno sfondo dipinto con il biotipo della farfalla, una presentazione originale ed efficace che permette al visitatore di capire con immediatezza le condizioni di vita degli insetti, tra i quali spicca per rarità l’Apollon noir, una farfalla fossile, tipica delle zone di alta montagna, del quale esistono appena 4 esemplari al mondo. Dany ama profondamente questo luogo, lo considera un successo perché propone una dimensione inattesa di Saint-Tropez e gli permette di entrare in contatto con il mondo intero, aspetto per lui di grandissimo interesse e fonte di vitalità, oltre a consentirgli anche di diffondere un messaggio che è una visione della vita basata sulla naturalezza, il sogno e la meraviglia.

IMG_6907È sufficiente uscire da questo scrigno discreto di bellezza e, immergendosi questa volta in una piccola ma densa arteria parallela che è la rue George Clemenceau vi consiglio di prolungare la dolcezza respirata da Dany Lartigue facendo tappa da Laurent Cavazza, bravissimo pasticcere, per me il più interessante in città. Nel piccolo ma elegante negozio, che porta il nome del papà Marcel, questo ex-allievo del grande Le Nôtre dopo qualche anno da panettiere, ha deciso di dedicarsi escluivamente alla pasticceria con una scelta di creazioni ristretta ma di grande qualità. Dal carattere molto schivo e molto meticoloso, Laurent basa la sua produzione sui prodotti che trova sul mercato locale ed ha intensificato negli ultimi anni una stretta collaborazione con gli alberghi ed i ristoranti della zona e con la ricca clientela buongustatia della costa. Queste attività gli consentono di chiudere da novembre a Pasqua per seguire dei corsi di aggiornamento, lavorare in laboratorio e passare del tempo con la famiglia. Nel 2009, durante il primo viaggio nella regione, convinsi la mia amica Isabelle, guida impareggiabile, a percorrere la costa e l’entroterra alla scoperta delle migliori Tartes tropéziennes, un dolce tipico della cittadina creato negli anni ’50 e composto da una brioche aromatizzata all’essenza di fiori di arancio guarnita di zucchero e farcita con una crema al burro ed una crema pasticcera alla vaniglia. Fummo entrambi unanimemente d’accordo nell’eleggere Cavazza come il nostro favorito. La sua Tropézienne ha le proporzioni giuste per una merenda o un dolce da fine pasto, il pan di spagna è fine e leggero, la crema è stata sostituita da una mousseline aerea e lo zucchero non è in cristallo ma  a velo. Buona, elegante e leggera, questa delizia racconta l’approccio di Cavazza al suo mestiere ed alla materia, che applica con altrettanta maestria agli squisiti croissants pignons, delle mezzelune di pasta di mandorle morbida impreziosita da una miriade di eccellenti pinoli spagnoli di buona taglia  e profumata con l’essenza di fiori d’arancio. Non dimenticate il Babà al rum prima di uscire : soffice e profumatissimo!

È sufficiente pulirsi il naso dallo zucchero a velo per riprendere con impassibile dignità la rue Clemenceau e risalirla sulla sinistra fino al marché des Lices, che si tiene nella piazza omonima ogni martedì e sabato dalle 7 alle 13.  Questa terza ed ultima tappa che vi consiglio è la ciliegina sulla torta, tanto per restare in tema. Il banco di Loic de Salneuve si trova sul bordo del Boulevard Vasserot, proprio di fronte all’imbocco della rue Clemenceau. Se siete alla ricerca di prodotti biologici, non potete perderlo, sarebbe un vero peccato! Loic li produce a Collobrières da circa 40 anni, dopo avere lasciato l’Auvergne, la sua regione di origine, per stabiirsi nel cuore del massifs des Maures. Qui, grazie ad un fitto scambio di consigli con amici riconvertiti all’agricoltura, lui e sua moglie Andrée-Cécile acquistano una proprietà di 17 ettari abbandonata e cominciano ad allevare capre, maiali e pecore. Oggi, la Bastide Cabrière, nome della proprietà che è anche un incantevole Bed & Breakfast, produce formaggi, ortaggi, salumi, marmellate, creme di castagne e miele  di ottima qualità che Loic vende al mercato di Saint-Tropez. Il passaggio vale la pena non solamente per la tapenade, dai forti accenti di acciughe, i formaggi freschi di capra delicatissimi, le terrine di salumi e la setosa crème de marrons, ma anche per dialogare con questo produttore appassionato e competente che diffonde una cultura esigente e di profonda dignità del lavoro a contatto con la natura.

Molto altro ci sarebbe da dire su luoghi e personaggi inaspettati a Saint-Tropez, ma piuttosto che una scorpacciata, meglio lasciare ancora spazio alle sorprese, no?

Domenico Biscardi

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