Il 7 e 8 settembre ad Asti il Festival delle Sagre

È uno degli appuntamenti più attesti dell’astigiano. Un evento unico, capace di trasformare una grande piazza in un vero e proprio luogo di festa del mondo contadino. Si tratta del Festival delle Sagre che dal 1974 anima ad Asti il secondo weekend di settembre. E così Piazza Campo del Palio il 7 e l’8 settembre si trasformerà in un grande villaggio dove una quarantina di Pro Loco dei comuni del territorio prepareranno il loro piatto identitario, la loro specialità indiscussa. Con allestimenti folkloristici e pittoreschi, tra piccole casette in muratura, cascine, fieno, tavoli e dehor prenderà vita il più grande ristorante all’aperto d’Europa cui partecipano abitualmente oltre 300 mila persone.

Tra il venerdì e la domenica il centro astigiano si anima di luoghi senza tempo, arredati con cura e spesso abbelliti con oggetti della tradizione contadina che vanno dai paioli alle botti, dai rastrelli ai fusi, dai gioghi alle madie a cui si alternano grappoli d’uva e ceste di peperoni, grandi zucche, trecce d’aglio, pannocchie, fiaschi di vino. Ed è per questo che, camminando tra uno stand e l’altro, vi sembrerà di percorrere interi chilometri stando praticamente fermi. Questa è la magia di una festa che si ripete da anni con l’unico scopo di promuovere e far conoscere il meglio della tradizione enogastronomica astigiana. Il menu è ricco e comprende un’ottantina di portate, distribuite a prezzi notoriamente abbordabili, che spaziano dalle preparazioni salate a quelle dolci, tutte accompagnate da un unico grande protagonista: il vino locale distribuito gratuitamente con ogni portata e selezionato dall’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino che ha proprio ad Asti la sua sede principale. Qualche esempio? Non c’è che l’imbarazzo della scelta: tajarin proposti con i più svariati sughi, agnolotti d’asino, risotto ai funghi o alla Barbera, polenta e merluzzo o polenta e cinghiale, ma anche rane fritte, salsiccia, fagioli con cotica e zampino, frittate, frittura di lumache, lingua in salsa verde, bagna càuda, il gran fritto misto di Portacomaro o il bollito misto di Moncalvo. Tra i dolci crostate, frittelle di mele, pesche al Ruchè, croccanti di nocciole e gli immancabili bonèt e panna cotta.

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Foto tratta dal sito doujador.it

Ma oltre agli appuntamenti legati al cibo, il Festival delle Sagre è conosciuto anche per altri due motivi. In primis per la grande e spettacolare sfilata che la domenica mattina dalle strade del centro cittadino raggiunge Piazza Campo. Un appuntamento dedicato a rievocare personaggi e situazioni del mondo contadino ormai dimenticato cui prendono parte tremila personaggi vestiti con abiti di inizio Novecento con attrezzi e strumenti di lavoro, ma anche 250 carri trainati da vecchi trattori e animali come cavalli, asini, cani da tartufo, buoi. Non va poi dimenticato che il Festival delle Sagre si celebra durante i giorni della Douja d’Or, la festa del vino che esalta il concorso nazionale dedicato ai prodotti a denominazione d’origine controllata e a denominazione d’origine controllata e garantita. Ancora una volta Asti si trasforma, vestendo questa volta i panni della più grande cantina d’Italia allestita all’interno di palazzi e di cortili storici cittadini.

Una curiosità: il termine douja in piemontese connotava l’antico recipiente usato in cantina per travasare e contenere il vino. Ma è anche l’originale brocca che ha ispirato il nome della celebre maschera torinese Gianduja: Gioan d’la Douja era infatti chiamato così perché amava bere direttamente dalla douja come se fosse un boccale dalle grandi dimensioni.

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