Il Piemonte e le Vie del sale

Il sale è sempre stato un elemento indispensabile per l’alimentazione umana. Unico minerale commestibile fu fondamentale per l’economia delle società e pare addirittura che il termine salario derivi dall’uso degli antichi romani di utilizzarlo come retribuzione. È grazie al sale che un tempo, quando ancora non esistevano i frigoriferi, si potevano conservare a lungo gli alimenti come la carne, il pesce o le olive attraverso un suo cospicuo e abbondante utilizzo. Il sale era indispensabile anche per la lavorazione di alcuni prodotti come insaccati o formaggi oltre che per la concia delle pelli.

Conosciuto come oro bianco già a partire dal Medioevo, proprio per il suo grande valore commerciale, fu da sempre importante per il sostentamento e gli scambi economici sul territorio. Ecco perché i percorsi mercantili in cui transitava insieme ad altre merci presero il nome di Vie del Sale. Ne esistevano di ufficiali e di clandestine, solitamente impervie e faticose, percorse a dorso di muli lungo valichi e sentieri di montagna. E poiché la Repubblica di Genova già dal XV secolo ne deteneva il monopolio in tutto il nord ovest si iniziarono a cercare strade alternative per raggiungere la costa.

Dal Piemonte i Savoia tentarono di arrivare al Mar Ligure controllando la Contea di Tenda e l’omonimo Colle, mentre i marchesi di Saluzzo si orientarono verso la Valle del Po cercando di garantisti un collegamento con la regione del Queyras. E per sopperire alla difficoltà di attraversare il Colle delle Traversette, situato a 3000 metri di quota, il marchese Luodovico di Saluzzo, sul finire del XV secolo decise di far realizzare un traforo che vanta il primato di essere la prima galleria commerciale delle Alpi costruita per il transito di uomini e merci. Le spese dei lavori (12 mila fiorini), terminati nel 1480, vennero divise tra il marchese, che si impegnò ad importare annualmente 5500 olle di sale, e il Parlamento di Grenoble. Il passaggio contribuì notevolmente allo sviluppo economico della Valle Po tant’è che ogni anno entravano alla gabella di Revello oltre 20 mila sacchi di sale. Grazie ad un lavoro del Parco del Po cuneese oggi è possibile ripercorrere parte di questo tratto compreso tra Paesana e il Colle delle Traversette attraverso un itinerario escursionistico che richiede però un buon allenamento.

cartunè
Foto tratta da targatocn.it

In Piemonte questa non era l’unica Via del Sale percorribile. I Cartunè, ossia i conduttori del Cartun, un carro ad un solo asse trainato da un cavallo, attraversavano le colline di Langa e Roero e l’Appennino ligure per raggiungere a Savona il mare. Questi uomini portavano con loro prodotti della terra piemontese come formaggi, tome, vino, nocciole, farina da scambiare in Liguria con sale, olio e acciughe ingrediente, quest’ultimo, fondamentale per la realizzazione della Bagna Càuda. Lungo il tragitto, che si aggirava sui 250 chilometri, si fermavano per il ristoro e il riposo in osterie, locande ed alberghi vivendo momenti di festa spesso accompagnati dalla musica e dall’immancabile buon bicchiere di vino. E anche se oggi carri e cavalli sono praticamente scomparsi, c’è chi negli ultimi anni ha intrapreso il percorso verso il mare organizzando un vero e proprio tour di carovane lungo la Via del Sale in ricordo di una tradizione ancora molto sentita in queste terre.

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