Dall’alto di Gassin si respira libertà

_MG_9158Quando sei adolescente un posto come Gassin non puoi che odiarlo. Il motivo è semplice: non lo capisci. Sei ristoranti, una galleria d’arte, tre negozi, un hotel. Nulla di più. Una noia mortale. E così fai opposizione, con scarsi risultati, quando i tuoi genitori e i loro amici decidono di portarti a cena lì, in estate, un paio di volte all’anno. Non solo. Guardi il paese dal balcone di casa tua e giuri che non potrà piacerti mai.

Poi il tempo passa. E tu cresci. Capisci che questo villaggio medievale che sorge in cima a un promontorio roccioso possiede la meraviglia del silenzio, della frescura estiva, di un panorama mozzafiato che spazia a 360 gradi sulla Penisola, sul Golfo di Saint Tropez e sui boschi dei Maures. Ne apprezzi le strette viuzze, le case in pietra, l’edera che si arrampica sui muri e le sue bellissime bouganville, il cibo. E così decidi di trascorrerci due settimane di vacanza: sì, proprio lì, in quell’unico hotel che hai visto e rivisto all’infinito domandandoti come qualcuno potesse soggiornarvi. E ci stai bene, perché ogni mattina a colazione il tuo sguardo si perde verso l’infinito e la sera, un leggero venticello ti accompagna tra le case del paese.

Questo è il bello della vita: imparare a osservare le cose da angolazioni differenti, rimettersi in gioco, accettare che tutto cambia, anche il tuo modo di affrontare una vacanza.

E in una sera d’estate di qualche anno dopo, sai con certezza che vuoi andare a cenare proprio lì, nel tuo ristorante del cuore (Le Micocoulier) dove sei sicura che starai bene: per goderti il panorama, per coccolarti, per respirare. E tra una soupe de poisson a cui non potresti mai rinunciare e un piatto di moules farcies buone da fare impazzire, ti accorgi di come sia bello cenare, da sola. E tutto d’un tratto osservi gli altri divertita chiedendoti, con un sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore, quanti intorno a te sarebbero felici di essere al tuo posto. Ma tu lo sei, e questo ti basta.

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La foto non è delle migliori.. ma erano buonissime!

La Ricetta delle Moules Farcies

Far cuocere le cozze a fuoco vivo aggiungendo un bicchiere di vino bianco, pepe, foglie di alloro, finocchio, timo (senza sale). Dopo una decina di minuti, una volta aperte, togliere le cozze dal fuoco ed eliminare il guscio privo del mollusco. Quindi lasciare l’altro nell’apposita pentola con lo stampo e tenerlo in caldo.

A parte friggere in olio d’oliva un trito di cipolla, il pane bagnato nel latte e strizzato, due pomodori (pelati, privati ​​dei semi e tritati), una manciata di prezzemolo, pepe e noce moscata grattugiata. Dopo qualche minuto guarnire con questa salsa ogni cozza. Cospargere con pangrattato, versare qualche goccia di olio d’oliva e far gratinare per 2-3 minuti. Servire caldo.

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