La foto della settimana: Sally Mann

Sally-Mann-Yard-Eggs
“Yard Eggs” serie “Immediate Family”

L’artista di questa settimana è Sally Mann: americana del 1951 vive e lavora nello stato del Virginia.

Terza figlia di una famiglia benestante, viene incoraggiata alla fotografia proprio dal padre con una “macchina 5×7”, dove nella cittadina americana in cui vivevano (Putney) fa il suo debutto con lo scatto di un suo compagno di classe nudo. Si diploma verso la fine degli Anni Sessanta  e inizia a lavorare  come aiuto fotografa alla Washington and Lee University.

Verso metà degli Anni Settanta Sally Mann fotografa la costruzione della  nuova “Lewis Law Library”, arrivando alla sua prima mostra personale alla fine del 1977 presso la Corcoran Gallery of Art a Washington. Quelle stesse surrealistiche immagini sono state successivamente incluse come parte del suo primo libro, Second Sight, pubblicato nel 1984.

Sally Mann si è spesso cimentata con la fotografia a colori, ma i suoi scatti più interessati ed importanti sono in bianco e nero: in particolare quelli con la tecnologia d’antiquariato.

Verso la metà degli Anni Novanta, incomincia a fotografare paesaggi su una lastra di collodio umido ed usando la stessa macchina fotocamera 8×10 ormai vecchia di 100 anni. Questi paesaggi sono dapprima pubblicati in Still Time e più tardi in due mostre presentate dalla Edwynn Houk Gallery a NYC.

Sally Mann è forse più conosciuta dal grande pubblico per i ritratti intimi che fece alla sua famiglia: ai suoi tre figli in età infantile ed adolescenziale. Questo lavoro è stato intitolato Immediate Family (1992). La serie tocca momenti ordinari della loro vita quotidiana come il giocare, dormire, mangiare. Parla anche di temi più grandi, come la morte e le percezioni culturali della sessualità. Nella serie più recente, “Proud Flesh”, Sally Mann gira la macchina fotografica sul  marito: Larry. Le foto risultanti sono ritratti candidi e sinceri di un uomo nei suoi momenti più vulnerabili.

Gli scatti dedicati ai  figli, che sono ritratti nella loro nudità infantile-puberale, spesse volte hanno fatto scandalo e suscitato molte polemiche. Ciò nonostante il lavoro è sempre stato influente: la sua prima mostra personale fu presso la Corcoran Gallery of Art, Washington DC, nel 1977 ove attirò influente e vasto pubblico.

Un altro lavoro molto importante è stato Deep South, dal quale è stato poi pubblicato il libro omonimo nel 2005. Con 65 immagini in bianco e nero, include paesaggi fotografati tra il 1992 e il 2004 usando sia la pellicola classica 8×10 sia la tecnica del collodio umido.

Queste fotografie hanno come soggetto: “paesaggi del Sud abitati da fantasmi, campi di battaglia, palazzi in rovina, paesaggi avvolti nel mistero (come il luogo dove Emmett Till fu ucciso).” Newsweek segnalava questo libro come lettura consigliata per la stagione estiva, dicendo che la Mann “si avvicina direttamente a ogni stereotipo del Sud: creando indelebili, inquietanti immagini che vagano sospese tra documento e sogno.”

Attualmente Sally Mann è rappresentata da una delle più importanti Gallerie mondiali: Gagosian.

Le valutazioni delle sue opere hanno ormai raggiunto quotazioni elevate.

Riconoscimenti:

  • I suoi lavori fanno parte delle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art, della Corcoran Gallery of Art, del Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, del Museum of Fine Arts di Boston, del San Francisco Museum of Modern Art e del Whitney Museum di New York, oltre a molti altri
  • Il Time magazine nomina Sally Mann “America’s Best Photographer” nel 2001. Alcune foto che la Mann ha scattato appaiono per due volte sulla copertina del New York Times Magazine: prima, una fotografia dei suoi tre figli per il numero del 27 settembre 1992, corredata da un servizio speciale sul suo “disturbing work”, e poi una seconda volta il 9 settembre 2001, con un autoritratto (che include anche le sue due figlie) per il tema del numero dedicato alle “Donne che guardano le Donne”.
  • Sally Mann è stata il soggetto di due film documentari, entrambi diretti da Steve Cantor. Il primo Blood Ties, debutta al Sundance Film Festival del 1994 ed è stato nominato per un Academy Award come miglior documentario. Il secondo, What Remains, è stato premiato al Sundance Film Festival nel 2006 ed è stato nominato per un Emmy come miglior Documentario nel 2008. Nella recensione del New York Times, Ginia Bellafante scrive “è uno dei più raffinati, profondi documentari apparsi in tv di recente, non solo riguardo l’evoluzione di un artista, ma anche il matrimonio e la vita“.
  • La Mann ha ricevuto il titolo onorario di Doctor of Fine Arts dal Corcoran Museum nel maggio 2006.

Galleria d’Arte Paola Meliga (meliga.artgallery@gmail.com)

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