Quello strano Brasile che è Rocchetta Tanaro

Bruno Lauzi, che era nato in Africa, aveva la residenza onoraria a Rocchetta Tanaro. Ma ne era anche l’inviato speciale per La Gazzetta del Piemonte diretta da Cesare Lanza. Qui, insieme alla moglie Giovanna, aveva comprato una cascina, La Celesta, e aveva deciso di produrre vino, ovviamente Barbera.

celesta

A Rocchetta Bruno ci arrivò nel lontano 1972 e ne rimase folgorato, come si legge nel libro Della quieta follia… dei piemontesi –  Comunica Edizioni: « […] ricordo il giorno come fosse adesso, l’impressione che ne ricevemmo fu quella di essere approdati in uno strano Brasile in cui mancavano sì le palme e il samba, e anche certi posteriori prorompenti delle indigene, ma che comunque trasmetteva all’animo la certezza di aver trovato il posto ideale per tenere in caldo le nostre pazzie. La quiete pazzia dei piemontesi (quella di Paolo Conte, così come quella di Paolo Frola, è solo la punta di un iceberg…) ci colpì subito: Rocchetta […] anche se in quel festoso pomeriggio di una soleggiata domenica di primavera si presentava all’apparenza come un paese uguale a tanti altri, mostrava comunque chiari segni di squilibrio».

Lo squilibrio di cui parlava Bruno Lauzi era la vitalità che aveva incontrato in questo paese di millecinquecento abitanti situato a ridosso del fiume Tanaro o, citando Paolo Massobrio che parafrasa un verso di una canzone dello stesso Lauzi era « […] scintilla di un genio umano che viene fuori dalla monotonia di una campagna sempre uguale […] ».

ldsInfatti a Rocchetta Tanaro « […] ridente paesino del Monferrato, patria di grandi barbere e di spiriti eccelsi», scrisse Lauzi, ancora oggi si respira un’aria del tutto particolare. Vuoi perché qui, oltre ad una forte tradizione bandistica che accomuna tanti paesi del Piemonte, c’è anche un gruppo di persone che suona la frusta e lo fa in maniera eccelsa, c’è chi come Mario Fongo produce le Lingue di Suocera (originali alternative ai grissini o al pane, sono piatte, croccanti, lunghe mezzo metro e vendute in tutto il mondo), chi fa la grissia ovvero un pane di pasta dura, chi gioca a pallone elastico e chi, come il medico condotto, oltre a lavorare come dottore, fa il cantautore e produce mostarda. Si chiama Paolo Frola ed è proprio a casa sua che un anno ho visto e sentito i frustatori, chiacchierato con Bruno Lauzi percependo sulla mia pelle cosa intendeva parlando di quella strana follia dei piemontesi, assaggiato le mostarde e ascoltato Frola in una delle sue più riuscite esibizioni: Il mio paese, canzone scritta da Gianni Mura e dedicata a Rocchetta Tanaro. «Il mio paese non è una sorpresa, son dieci vigne, sei case e una chiesa, il mio paese non è una scoperta, ma il cielo è una coperta sulla campagna stesa»: ecco alcuni versi di questo brano che per Giacomo Bologna, altro grande personaggio del luogo, risuonavano come una poesia.

bottiglie_1Confesso che mi fa un po’ effetto parlare di Giacomo Bologna, il grande produttore di Barbera, senza averlo mai conosciuto. Ma ho sentito raccontare e ho letto davvero tanti aneddoti su di lui a tal punto che mi sembra quasi di averlo incontrato. L’energia e la voglia di vivere di Big Jack, come l’ha chiamato Paolo Massobrio, si percepisce nelle parole di chiunque parli di lui. La sua allegria, la sua forza, la sua tempra richiamavano gente di umanità varia, di differenti ceti sociali che si radunavano al suo tavolo, per mangiare, per bere, per chiacchierare, per cantare e per tirare a fare le “meno venti”. Quest’uomo, scomparso nel 1990, ha segnato la storia della Barbera piemontese. Ha portato questo vino alla ribalta dell’opinione pubblica e dei consumatori, donandogli quella dignità che gli era sempre mancata. Giacomo Bologna, detto Braida, ha creduto nella terra, nelle vigne e nel vino, ha scommesso ed ha vinto: per questo il suo nome e quello di Rocchetta Tanaro riecheggiano ancora sulle tavole di tutto il mondo.

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