La foto della settimana: Leslie Krims

Spregiudicato. Al di fuori da ogni regola. Dissacratore: creativo profondamente liberalePremessa da Gallerista: amo quest’artista!

"Dumping Leaves Nothing, 1979."
“Dumping Leaves nothing” (from Idiosyncratic pictures, 1980) Buffalo, NY, 1979 Vintage 40x50cm. Courtesy Paci Contemporary.

Qualche mese fa ho ospitato presso la mia Galleria, la personale di un artista americano che ha segnato la storia della fotografia storicizzata contemporanea: Leslie Robert Krims, chiamato più comunemente Les Krims.

Un artista che da sempre è stato considerato e si è considerato spregiudicato al di fuori da ogni regola. Un artista che, da quasi 40 anni, mette in discussione e dissacra tutti gli stereotipi della società americana, ridicolizzando i miti, l’american way of life e i riti della middle class coinvolgendo criticamente anche gli aspetti religiosi e lavorando contro ogni forma di finto perbenismo politico. In tutto ciò è racchiusa la ‘fotografia artistica’ di Krims: attraverso sottili contenuti, e provocando forti controversie, mette a nudo le complicazioni di una società impostata.

Nato a Buffalo NY nel 1941, dal 1960 inizia a studiare arti figurative e nello stesso periodo comincia a fotografare. Insegnante in diverse accademie, freelance dal 1967, già nel 1971 produce tre serie concettuali significative: The little people of America (1971) The deerslayers (1972) e di The incredible case of Stack O’Wheat murders (1972). Considerevoli anche quelli più marcatamente politici dei decenni successivi, come The decline of the left (1997): sono aggressioni, passate per la lama di un coltello affilatissimo, al volto di un’America che si ingegna e si industria per risultare pulita, satura di colori e libera.

Ma per capire meglio il successo che ottenne Krims, andiamo indietro nei decenni e ci fermiamo a quelli centrali degli anni Sessanta. In piena contestazione, con la nascita dei movimenti femministi (di cui quello americano è stato da sempre considerato il più potente, al pari di una lobby politica) o dei movimenti contro la guerra in VietNam Krims inizia a produrre i suoi scatti. Amante del nudo, fa di sua madre la sua prima modella. La ritrae seduta su uno sgabello, nell’atto di  togliersi la dentiera, la fotografa con se stesso in una scena sarcastica domestica. Son tutti e sempre corpi nudi decadenti mostrati al pubblico.

Nella metà degli anni Sessanta (e per la precisione siamo nel 1965) tutto questo, è inevitabile, fa scandalo. La società perbenista non è pronta a ricevere un tal schiaffo al pudore da un artista che all’epoca tutto era, fuorché famoso. Uno scandalo che divenne anche politico con l’intervento di una commissione governativa ed il ritiro da un concorso fotografico, proprio della foto più emblematica di Krims: quella della madre nuda su uno sgabello con tutti i ritratti del figlio attaccati al corpo.

Queste le dichiarazioni di Krims: “Benché io non sia mai stato un fotografo attivista, la maggior parte del mio lavoro è comunque antagonista ai critici e ai fotografi della sinistra radicale americana perché ironizza sulle loro idee e sulle loro metodologie. Dal ‘65 la fotografia americana era per la maggior parte incentrata sulla ricerca documentaristica e sociale mentre i fotografi decantavano le idee di Mao e Marx, escludendo quelle di Thomas Jefferson o Abraham Lincoln. Io, già allora, ero un moderato, democratico. Ancora negli anni Settanta pittori, curatori e galleristi non valutavano l’immagine fotografica come artistica. Il fotografo era considerato old paper – (termine utilizzato nel mercato antico) e solamente pochi musei potevano vantare anche una collezione di fotografia. La verità è che i miei lavori e quelli di altri dovevano essere ancora codificati sotto nuove direzioni. Il nostro approccio destabilizzava tanto i tradizionalisti quanto gli attivisti: questo accade spesso nel mondo dell’arte perché non è mai stato semplice proporre un gusto o una maniera diversa dalla norma. Quello che ho fatto è stato ironizzare sugli aspetti più radicali di una cultura. Ho messo in chiave assolutamente sarcastica comportamenti e tendenze estremiste. Non sorprende se le mie immagini sono più accettate in Europa che negli USA, ma a volte non capite in quanto critica culturale. Quello che creo è pura satira. Satira che colpisce un gruppo radicale e forviato. Lavorare con il nudo non è niente di nuovo e soprattutto non lo era per me fotografare mia madre. Iniziai a fare i primi scatti a casa ed era naturale che io prendessi mia madre come modella e la trattassi come tale ma furono questi soggetti a causarmi il duro attacco del movimento Femminista degli anni Sessanta, come fu con Andrea Dworkin. Penso fosse stato il forte legame con mia madre ad aver generato l’assurda collera di queste donne verso il mio lavoro e la mia fotografia fu attaccata violentemente al punto che io diventai il loro bersaglio. Le mie fotografie, in particolare le immagini più recenti dove utilizzo testo e immagine, rappresentano la mia maniera di ironizzare sulla politica più radicale. È l’unione di testi ed immagine che più mi permette di decostruire quei messaggi ipocriti ed irritanti di certe posizioni che utilizzano metodi molto chiari. Io mi diverto a fare questo”.

Krims è stato inoltre il precursore della costruzione, in fotografia, di ambienti domestici, di scenari e set appositamente ideati per dar voce ad una storia che sarebbe stata rappresentata dallo scatto. Da questo suo modo di lavorare hanno poi preso spunto i vari David LaChapelle, Sandy Skoglund e anche la famosissima Cindy Sherman – femminista convinta – che è stata ‘allieva’ di Krims.

Da me in galleria, durante l’esposizione, venne un fotografo torinese che lavorò negli anni Settanta negli Usa (creava le copertine della rivista Life) e mi raccontò di esser stato allievo di Krims a Rochester (NY) e di come il Maestro fosse già avanti, mentalmente e creativamente, di molti decenni rispetto a quelli che stavano vivendo. Krims diceva ai suoi allievi (molti erano suoi coetanei o con qualche anno in meno): “se volete imparare osservate cosa faccio. Poca teoria, molta pratica… tutto quello che serve è vedermi all’opera, tutto sta nell’osservare”.

Leslie Krims riscrive tutto, sporca quegli interni delle famiglie borghesi di finto sangue e urina, massacra il gusto dei fotografi, il concetto di bello e quello di sublime, stupra la religione con il riso, distrugge ogni possibile icona, mescolando giochi di bambino con nudi taglienti che rifuggono qualsiasi ricerca estetica, quando ancora pochi si arrischiavano ad andare tanto oltre.

L’ho conosciuto soltanto via mail (odia viaggiare dice) – in occasione della preparazione della mostra e durante il suo svolgimento e colgo l’occasione per dire grazie pubblicamente anche a Giampaolo Paci, mio amico gallerista.

Krims è un personaggio. Anche le sue risposte sono sempre molto dirette e sarcastiche, con quel sense of humor che appartiene alle persone con un’intelligenza al di fuori della norma. Ed è per tutto quello che ho raccontato sopra che è diventato quello che è, ancora oggi.

Galleria d’Arte Paola Meliga (meliga.artgallery@gmail.com)

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