La foto della settimana: Robert Mapplethorpe

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Banana Polaroid by Robert Mapplethorpe 1974

Sono entrato nel mondo della fotografia perché mi sembrava fosse il veicolo perfetto per commentare la follia dell’esistenza odierna. 

Così afferma uno dei più controversi, raffinati e provocatori artisti del secolo scorso: Robert Mapplethorpe.

Tutta la sua vita personale, artistica e di fama si concentra tra gli Anni Sessanta e gli Anni Ottanta; muore nel 1989. E per conoscerlo, per conoscere il percorso della sua fama artistica e non, bisogna partire dal decennio Sessanta-Settanta: un periodo molto particolare non soltanto negli Stati Uniti, ma nel mondo intero.

Robert Mapplethorpe nasce nel 1946 nel Queens, di cui dirà amorevolmente: “Vengo da un sobborgo che nonostante tutto è stato un luogo molto sicuro e buono per crescere e da cui venire, ma allo stesso tempo da lasciare”.

Il suo essere ‘Newyorkese’, la sua anima appartenente alla città che da sempre è considerata l’apripista di tutto – creativa e disinibita della rivoluzione sessuale, città della rivoluzione pop, del new dada, e di Andy Warhol – ha potuto far nascere e sviluppare il ‘genio’ che è stato Mapplethorpe.

Con la sua arte è riuscito ed ha contribuito a cambiare le regole ed i confini di una cultura delle immagini all’epoca già codificata.

Ma cerchiamo di capire come il Mapplethorpe del sobborgo Queens sia diventato il Mapplethorpe della divina New York e del mondo. Gli anni clou della sua storia, tutt’uno con la sua personalità, sono i ruggenti Anni Sessanta in cui si fonde e si permea in tutto e per tutto il suo percorso sperimentale degli inizi. In questi anni Mapplethorpe ostenta un machismo di maniera, allo scopo di sfuggire alle sue vere inclinazioni omosessuali (parliamo degli anni che vanno fra il 1963 ed il 1969). Anni particolari per gli Stati Uniti con il Vietnam, le rivolte studentesche, i movimenti di liberazione delle donne e degli omosessuali. In questo periodo Mapplethorpe stringe amicizia con studenti di corsi d’arte ed inizia ad assumere sostanze stupefacenti, droghe, che non abbandonerà più per il resto della sua vita. Si iscrive a corsi d’arte per raggiungere le borse di studio, per poi abbandonarli tutti durante gli studi.

Nel fermento degli Anni ’60 conosce Patti Smith, all’epoca una ragazza spiantata col sogno di diventare una poetessa. Convivranno insieme per decenni prima come amanti e poi come amici e sarà il suo punto di riferimento per tutto il resto della  vita.

Ma sono gli Anni ’70 quelli che ‘fanno esplodere’ il genio artistico di Mapplethorpe che proprio in questo periodo inizia ad utilizzare la Polaroid. La sua idea originariamente era quella di risparmiare tempo e denaro utilizzando immagini prodotte espressamente ed immediatamente. Queste foto Polaroid segnano l’inizio della sua carriera tant’è che nel  1973 la galleria newyorkese Light Gallery gli organizza la prima personale. Ed incomincia il suo percorso artistico che lo porterà molto lontano.

A metà degli Anni Settanta passa ad usare una Hasselblad (regalo di Sam Wagstaff) di medio formato fotografando tutta la sua cerchia di amici e conoscenti. Nelle sue prime immagini Polaroid Robert tende a tralasciare tutte quelle ‘raffinatezze tecniche’ che lo renderanno invece  famoso.

Si determina in questi anni anche la sua vera identità, che lo porterà a scattare le migliori immagini in assoluto sul mondo omosessuale: quando inizia la relazione omosessuale con David Crowland, un modello che a sua volta gli presentò quello che divenne il suo benefattore, John McKendry. La vera svolta avviene nel 1972 quando diventa l’amante di Sam Wagstaff: grazie a lui Mapplethorpe ha l’accesso agli ambienti della ‘buona società americana’ (come spesso e sempre è il mondo dell’arte: i benefattori sono quelli che aprono le porte solo dopo che l’artista l’ha aperta al suo genio….). Questa relazione rimarrà costante per tutta la loro vita e si interromperà solo con la morte di Aids di Sam.

Con Sam Wagstaff e con la Hasselblad, due punti fermi e cruciali della  vita personale ed artistica, ecco che il genio si trasforma. Perché è con questo ‘mezzo’ fotografico che Mapplethorpe inizia a scattare quelli che diverranno i suoi capolavori: le fotografie omosessuali (prima col controverso “X Portfolio” una serie di fotografie sadomaso), poi con gli innumerevoli ritratti di personaggi famosi sino ad arrivare alle nature morte in bianco e nero (la maggior parte delle sue foto erano scattate in studio).

Siamo così, molto velocemente, arrivati alla fine degli Anni Settanta quando l’interesse di Mapplethorpe si sposta a documentare la scena della “S/M newyorkese” indagandone tutti i suoi aspetti.  Le foto risulteranno scioccanti per il loro contenuto e maestria tecnica/formale. A tal proposito in un’intervista Robert dichiarò: “sto cercando l’imprevisto, sto cercando cose che non ho mai visto prima e sentivo che ero perfettamente in grado di esser io ad effettuare queste immagini”.

Ricordo che nel 2003, nella città austriaca di Graz (notoriamente conosciuta come patria del sadomaso) si tenne una grande mostra dal titolo “Visionen des Masochismus in der Kunst” (in galleria è in visone questo raro catalogo), dove vennero esposte le più significative immagini sadomaso di Mapplethorpe, tra le quali “Jim”- “Joe”-”Helmut” e la più scandalosa “Self portrait” del 1978.

Con queste immagini Robert  spezzava volutamente il confine tra foto d’arte e foto commerciale destinata al mercato pornografico, adottando soggetti e temi tipici della pornografia nel contesto delle immagini d’arte. Come soggetti della sua arte infatti scelse delle coppie autentiche della scena S/M Gay di NY ritraendole in pratiche erotiche estreme. Ciò che non poteva esser neppure discusso ecco che veniva direttamente venduto  ed esposto nelle gallerie d’arte. Questo filone da noi è il meno conosciuto: noi conosciamo il Mapplethorpe della natura morta, dei ritratti e dei primi piani di parti anatomiche maschili e femminili, ma Robert Mapplethorpe era soprattutto questo oscuro artista.

Questa rottura deliberata proprio da Robert, ossia distruggere quelli che erano sempre stati i confini fissati da decenni, è stata la principale ragione dell’ostilità nei confronti del suo lavoro, ma è soprattutto grazie a lui se, nella fotografia, è caduta la barriera fra arte e pornografia. Ci fu addirittura una causa civile tra il Cincinnati Contemporary Arts contro il suo direttore di allora Dennis Barrie (anno 1990) a causa dell’organizzazione di una mostra dove erano esposti anche sette grandi ritratti sadomaso. Il direttore fu poi prosciolto dall’accusa  di ‘induzione all’oscenità’, ma tutto ciò non spense l’eco dello scandalo che si celava dietro il lavoro di Mapplethorpe

Negli Anni ’80, rappresentanti il suo ciclo ultimo, Mapplethorpe produsse uno stuolo di immagini che sfidano ed aderiscono agli standard estetici classici; introdusse ed affinò tecniche e formati diversi dalla Polaroid 20” x 24” a colori, dalle fotoincisioni, dalle stampe platino su carta e lino.

Nella metà degli Anni ’80 gli venne diagnosticato l’Aids, ma nonostante la malattia aumentò ed accellerò tutto il suo impegno creativo e, un anno prima della sua morte, il Witney Museum of american arts gli dedicò la sua prima grande retrospettiva.

Nel 1988 fondò la Robert Mapplethorpe Foundation allo scopo di proteggere le sue opere e di permetterne la divulgazione, nonchè per promuovere la cause a cui teneva – in primis la fondazione per studi sull’Aids. Tutt’oggi la fondazione mantiene l’eredità artistica di Mapplethorpe, preservando il suo archivio di opere, mantenendo rigorosamente le edizioni che lui stabilì in vita, facilitando i prestiti delle fotografie per l’organizzazione di mostre all’estero.

Galleria d’Arte Paola Meliga (meliga.artgallery@gmail.com)

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2 Comments Add yours

  1. laura ha detto:

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    1. sarahscaparone3 ha detto:

      Grazie mille per i complimenti. Il blog cresce giorno dopo giorno e sicuramente cercherò di gestire meglio anche i feed RSS. A presto!

      Mi piace

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