Mimmo La Vecchia e la mozzarella di bufala Dop

Alcune settimane fa sono entrata per la prima volta in un caseificio dove si produce la mozzarella. E per nulla al mondo mi sarei aspettata di vedere quello che si è delineato sotto i miei occhi. Sembravo una bambina che vede per la prima volta un luna park e non sa dove guardare tanto che è emozionata. D’impulso ho iniziato a fotografare e, solo dopo una manciata di minuti, mi sono resa conto che non avevo detto nemmeno buongiorno. Ebbene sì, questa sono io. Impulsiva. Entusiasta della vita, di conoscere, di sapere.

Anche per questo incontro devo ringraziare il mio amico pizzaiolo Franco Pepe che, durante il mio soggiorno tra Caiazzo e il suggestivo Castello di Limatola, ha portato me e Tania Mauri alla scoperta delle migliori produzioni dell’alto casertano. Ma, come nel caso di Manuel Lombardi de La Campestre, anche in questa occasione non mi aspettavo di entrare “a casa” proprio del grande Mimmo La Vecchia del Caseificio Il Casolare. A volte mi capita di non associare luoghi e persone e sia con Manuel che con Mimmo è stato così.

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Mimmo La Vecchia

Ho incontrato la prima volta Mimmo La Vecchia nel 2011 insieme a Gino Sorbillo: eravamo al Bikini di Vico Equense (Na) dove si stava svolgendo un evento dedicato alla pizza in cui il produttore di Alvignano (Ce) aveva allestito uno stand per una degustazione dei sui prodotti.

Mi piace Mimmo perché è un uomo d’altri tempi, semplice, concreto, sorridente, appassionato del suo lavoro, orgoglioso – a ragione – della produzione casearia che comprende, oltre alla mozzarella di bufala Dop, anche trecce, ricotta, burro, caciocavallo, cacio ricotta, caciotta, provolone e provola affumicata, scamorza, stracchino di bufala, burrata… L’azienda ha oltre quarant’anni di storia, è gestita a livello familiare, e porta avanti una continuità di saperi e di sapori che si chiamano tradizione e che fanno parte di questa terra, di queste persone e delle loro anima.

Qui, dove per la produzione di prodotti caseari tipici campani si lavora il latte non oltre le dodici ore dalla mungitura, si distribuisce non solo sul territorio regionale, ma in tutto il Paese. Assaggiare una mozzarella appena prodotta, fresca, gustosa, saporita è un’esperienza senza eguali, soprattutto per una piemontese come me che è abituata a mangiare dei surrogati di questa eccellenza nazionale che vengono spesso propinati come tali nella grande distribuzione non solo del nord, ma ahimè di tutta Italia. Ma il gusto va solo allenato, e abituarsi al buono è davvero semplice.

Bene, non credo abbiate problemi a credere che dopo il mio rientro da Caiazzo non sono più riuscita ad acquistare mozzarelle al supermercato e che non riesco nemmeno ad immaginare di mangiarle  condite con olio e sale come ho fatto per anni. La vera mozzarella si gusta al naturale: questo l’ho capito grazie a Mimmo e non finirò mai di ringraziarlo per questo insegnamento. A proposito, lancio un appello: se qualcuno di Torino fosse interessato potremmo organizzare un gruppo di acquisto per farci spedire il prodotto fresco direttamente da Alvignano ed abbattere le spese di trasporto… che ne dite?

E se della degustazione di mozzarelle ho già raccontato nel mio post dedicato al Conciato romano e a La Campestre (perché qui nell’alto casertano si fa squadra e i produttori si uniscono per raccontare di un territorio), lascio ora spazio ad alcune immagini per cercare di farvi percepire almeno visivamente quella che è stata per me la scoperta della produzione di uno dei formaggi più conosciuti, amati e imitati del nostro Paese.

p.s. Gli appassionati di mozzarella devono segnare in agenda un appuntamento da non perdere: a Paestum (Sa) dal 6 all’8 maggio si terrà l’edizione 2013 de Le Strade della Mozzarella, il congresso enogastronomico sostenuto dal Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana dop dedicato a questo grande prodotto che per tre giorni vedrà al lavoro grandi chef italiani e giornalisti del settore (presto news anche su questo blog).

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