Rima Ari Olvera conquista Tel Aviv

Rima Ari Olvera è una grande donna. Di quelle con la D maiuscola. Lo capisci immediatamente appena le parli: dal modo in cui risponde alla domande, dalla precisione con cui ti racconta il suo lavoro e dall’emozione controllata con cui descrive la sua vita. Energica, determinata, solare, arriva al dunque, non ama i compromessi, sa dove vuole andare e lo fa con tutta l’anima.

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Rima Ari Olvera

Originaria della California vive in Israele da 12 anni e a marzo del 2012 ha aperto a Tel Aviv l’Oasis, piccolo e grazioso locale che è diventato da subito uno dei luoghi più trendy e in voga della città. La filosofia del menu è semplice e si basa su un rispetto totale degli ingredienti e della stagionalità.

“Tel-Aviv è la mia casa, è una città vibrante e viva – spiega – dove ho incontrato il mio socio in affari e non vorremmo che il nostro ristorante fosse in nessun altro luogo d’Israele. La cucina in città è in costante miglioramento, ma purtroppo i cuochi sono tutti molto giovani, prevalentemente uomini, e troppo spesso copia di loro stessi. Nonostante questo, ci sono alcuni veri talenti a Tel Aviv e sono orgogliosa di fare parte di questa comunità della ristorazione”.

Rima racconta di come, da quando aveva sei anni, sapeva di voler diventare una chef: “Non ho mai giocato con le bambole o con giochi diversi, ma solo in cucina. Mia madre è una cuoca terribile, una delle peggiori che abbia mai visto e diciamo che ho dovuto imparare  a cavarmela tra i fornelli molto presto in modo da non morire di fame. Mi sono rifiutata di mangiare il suo cibo, perché era in grado di bruciare l’acqua anche mentre bolliva… Sono poi andata a lavorare come apprendista in un ristorante quando avevo quattordici anni: ora ne ho 45 e non ho mai abbandonato questa professione in nessun momento della mia vita”.

Prevalentemente autodidatta, ha imparato a cucinare nei più importanti ristoranti della California e sostiene che la migliore esperienza di apprendimento sia proprio quella di lavorare in un locale di classe, anche solo per un anno e in modo non retribuito. Questo serve per capire realmente se è il mestiere giusto da intraprendere e a cui dedicare sforzi e studi successivi.

_MG_0368Tra le cucina che ha studiato in modo più approfondito, per oltre venti anni, ci sono la giapponese, la vietnamita, la messicana e quella italiana che in qualche modo fanno tutte capolino all’interno del suo locale, dove il menù si ispira a luoghi e persone che Rima ha incontrato e conosciuto nella sua vita. Si tratta di un menù attuale, ma legato ai ricordi che connotano l’esperienza di questa donna che ama la cucina oltre ogni cosa.

Perfezionista all’ennesima potenza, apparentemente aggressiva, ma in realtà molto emotiva, Rima sogna di insegnare ai giovani cuochi a diventare chef trasferendo loro la propria conoscenza e le proprie esperienze. “Per me c’è una grande differenza – spiega Rima – tra le parole cuoco e chef, perché ci sono responsabilità differenti. Prima di guadagnarsi il diritto di essere chiamato chef, è necessario imparare dagli altri, lavorare ogni giorno, continuare ad essere umili e a non essere guidati dall’ego, apprendere come affrontare ogni compito in cucina con la stessa gioia: dal lavaggio della lattuga alla pulizia delle acciughe o della griglia, al termine della serata. Occorre imparare a vedere ogni attività come un privilegio e cercare di fare del proprio meglio. Quando si è chef, si hanno sempre tutte queste responsabilità, ma se ne possiede anche una più grande: quella di accertarsi che ogni cuoco che impara sotto di te, nella tua cucina, sia trattato con rispetto e apprenda il meglio delle tue capacità. È necessario ricordare che questo cuoco un giorno potrà essere al tuo posto rappresentando ciò che tu gli hai insegnato. Quindi bisogna sempre fare del proprio meglio e non smettere mai di imparare, anche dopo una vita intera trascorsa in cucina”.

E questa donna che vuole trasmettere la propria passione ai giovani cuochi, ha avuto come grande riferimento della sua vita il padre che le  ha insegnato soprattutto a non conformarsi a ciò che gli altri si aspettano, ma solo a ciò in cui si crede donandole una grande fiducia in se stessa. Questa fiducia e determinazione compaiono nei piatti che Rima propone nel suo locale con grande creatività: “Quando vedo un ingrediente visualizzo l’intera ricetta: è nella mia mente, finita, all’istante. Solo successivamente preparo il piatto e normalmente non scrivo il procedimento o gli ingredienti perché sento che, anche se creo qualcosa di perfetto, bisogna sempre cercare di fare meglio, senza impigrirsi ma continuando a sfidarsi e spronarsi. Solo così mi sento motivata e continuo ad essere ispirata”. E si vede, in tutto ciò che realizza.

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