Gli sguardi di Amman

Il tempo scorre veloce ad Amman. Più veloce del solito. Forse perché gli stimoli sono tanti, forse perché la compagnia è buona (Elisa PaterliniIvan Neri, Alessandra Turci, Francesco Magnocavallo, Manila Benedetto), forse semplicemente perché stare lontano da casa e staccare la spina è sempre un toccasana, non lo so. Forse è solo lo spirito di questa città che alterna grande frenesia a surreali silenzi.

Amman è a tutti gli effetti una città del Medio Oriente: lo percepisci dalle abitazioni, dall’abbigliamento delle persone, dal cibo, dalla cultura che trasuda in ogni dove, dai volti segnati dal sole e dalle difficoltà della vita che in alcuni luoghi del mondo raccontano più che in altri. Gli sguardi delle persone sono intensi, sempre. Quando ti parlano, quando ti ascoltano, quando per caso li incroci per strada. Fieri e determinati, quelli degli uomini. Curiosi e rispettosi, quelli delle donne. Profondi e vibranti, quelli dei bambini.

C’è energia ad Amman e c’è l’orgoglio di appartenere ad un popolo che deve tanto al re Hussein di Giordania, uomo di pace. Il suo volto, a distanza di anni dalla sua morte, appare ancora ovunque, a lui sono dedicati luoghi, i negozi esibiscono fieri fotografie che testimoniano il suo passaggio, le persone parlano di lui come di un uomo dal grande carisma. A lui è dedicato il Royal Automobile Museum che visitiamo di primo mattino, scoprendo la storia della nazione attraverso le auto e le immagini che hanno accompagnato i momenti salienti di questo popolo. Ma oggi in Giordania c’è un’altra figura reale il cui carisma, seppur diverso, è riconosciuto in tutto il mondo: quello di Rania, moglie di Re Abudullah II. A lei si devono tante azioni rivolte all’emancipazione e al futuro delle donne come quelle attivate dalla Jordan River Foundation o alle numerose realtà locali che a questa fanno capo e che in questi giorni stiamo visitando. Ma a lei si deve anche l’apertura del Children’s Museum che dal 2007 lavora in un modo esemplare per l’educazione e la cultura dei più piccoli. Il museo è letteralmente sorprendente con spazi e giochi educativi che vanno dall’alimentazione al corpo umano, dalla natura all’economia, dall’elettricità al cibo. Un luogo davvero unico, più che europeo oserei dire.

E mentre il pomeriggio scorre tra Iraq Al Amir e Qasr Al Abed, tra cibo locale e la visita ad alcune gallerie di assoluta tendenza come Lama Hourani Creations o Jacaranda, arriva di nuovo la sera e l’ospitalità del Quality Suites Amman Hotel ci accompagna in un nuovo giorno. Oggi. Il sole splende ancora. Siamo fortunati. Amman ci sta aspettando.

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One Comment Add yours

  1. Tania ha detto:

    a me pare che in Giordania non sia tutto rose e fiori x i reali….

    Mi piace

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